Manovra finaziaria 2007

E’ stata approvata, non senza perplessità e timori, la manovra finanziaria del 2007 di 33,4 miliardi di euro di cui 15 miliardi circa sono destinati alla correzione dei conti pubblici, mentre 18 miliardi sono destinati allo sviluppo ed a provvedimenti definiti di equità. Si prevede inoltre che nel 2007 il deficit rientrerà al 2,8% del prodotto interno lordo e si avrà l’abbassamento del cuneo fiscale che porterà già nel 2007 6 miliardi di entrate di cui beneficeranno i lavoratori, e dal prossimo luglio anche le imprese. Si assisterà poi alla riduzione tra lo stipendio lordo e lo stipendio netto, ma saranno ritoccate anche le aliquote IRPEF, tema che ha suscitato molte discussoni e polemiche. Si arriverà infatti ad un prelievo complessivo del 43% sui redditi superiori a 70.000 euro annui, mentre rimarrà tutto invariato per i redditi minori di 40.000 euro che otterranno alcuni benefici in termini di detrazioni fiscali ed assegni familiari. Per quanto riguarda il Mezzogiorno è previsto l’abbandono del progetto sullo stretto di Messina e la realizzazioni di una serie di infrastrutture tese al recupero ed alla valorizzazione dell’ambiente. Infine saranno prese delle misure contro il lavoro nero al fine di diminuire in modo visibile il precariato nelle aziende. Tutto ciò avrà ovviamente forti ripercussioni in borsa (sia in positivo che in negativo), e non si dovrà aspettare molto per poter vedere all’opera simili effetti.

2 Responses to “Manovra finaziaria 2007”

  1. Tassazione delle rendite finanziarie.

    Il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa si dice convinto che la nuova tassazione delle rendite finanziarie con aliquota unica del 20% non produrrà fuga di capitali. Sostiene altresì che le ipotesi su cui si lavora per le specifiche imposte non penalizzano gli investimenti in Italia.
    Mi auguro che il Ministro veda giusto. Sono parzialmente d’accordo sulle sue affermazioni.
    Ritengo opportuno l’unificazione in un’aliquota unica che riguardi il comparto delle rendite finanziarie: si guadagna in semplificazione e comprensione dell’onere da versare. L’entità dell’aliquota richiederebbe un ulteriore approfondimento: sarebbe preferibile fermarsi al 16,50% e, comunque, non superare il 18%.
    Va sottolineato che l’attuale tassazione del 27% sui saldi di conto corrente fa riferimento a valori prossimi allo zero, tenuto conto dei tassi di interesse creditori applicati dalle banche che il più delle volte non superano lo 0,50%.
    Non condivido affatto e ritengo iniquo e dannoso per la credibilità del Governo e dello Stato italiano, l’assoggettamento all’imposta maggiorata dal 12,50 a quella ipotizzata del 20 per cento per i titoli in circolazione, emessi in epoca anteriore al provvedimento contemplato nella legge finanziaria in esame.
    L’acquisto di titoli di Stato ed obbligazioni da parte di privati risparmiatori viene effettuato ponderando una serie di circostanze, in particolare la tassazione vigente al momento della sottoscrizione, immediatamente dopo la valutazione della rischiosità dell’Ente emittente e del rendimento facciale ed effettivo offerto.
    I risparmiatori e gli investitori in genere stanno già pagando in termini di minor valore di mercato per i titoli obbligazionari in portafoglio, a seguito della forte risalita dei tassi di interesse riconosciuti dal mercato che rendono inappetibili i titoli di vecchia emissione. Propongo un caso pratico: i BTP decennali, scadenza 2015, quotano oggi 101,85, ben lontano dalla valutazione di mercato di un anno fa quando gli stessi titoli si scambiavano fino a 107,00. Il mercato, pertanto, ha già provveduto a decurtare il valore di realizzo dei titoli in oggetto, nell’ordine del 5 per cento rispetto al prezzo di acquisto fuori asta, abituale operazione di investimento.
    Il Governo, con l’estensione della ipotizzata aliquota del 20 per cento ai titoli già presenti sul mercato, aggraverebbe una situazione per se stessa penalizzante.
    Il mio consiglio modesto e spassionato, per preservare la credibilità delle Istituzioni e per scongiurare una possibile fuoriuscita di capitali che aggiungerebbe danno a danno, consiste nel lasciare invariata per i titoli in circolazione la tassazione al 12,50 per cento, prevedendo per quelli di nuova emissione l’assoggettamento alla nuova aliquota unificata.
    L’eventuale minore introito sarebbe compensato da stabilità del livello di risparmio - non sottovalutando i flussi di ritorno dalla insoddisfacente raccolta gestita, ed in particolare i consistenti riscatti riguardanti i fondi obbligazionari - e da possibile afflusso di capitali dall’estero. Quanto innanzi, in risposta alla trasparenza nell’assunzione di provvedimenti di natura finanziaria, al rispetto dei patti in vigore ed alla condivisibilità del livello di tassazione per il futuro, in linea con quanto praticato sui maggiori mercati esteri.
    Ne sono convinto come cittadino, come risparmiatore e come buon conoscitore del mondo bancario e finanziario a cui ho dedicato oltre 35 anni della mia vita professionale e che continuo a seguire con appassionata attenzione.
    La scelta sopra indicata sarebbe sicuramente apprezzata anche dalle agenzie internazionali di rating che tengono costantemente sotto controllo i dati di bilancio e l’impegnativo debito pubblico del nostro Paese.

    Dott. Sàntolo Cannavale
    Tel.: 3473475413 – 081925911
    www.santolocannavale.it

  2. […] La finanziaria 2007 è sicuramente uno dei temi che ha suscitato grande clamore e non poche polemiche. Tra gli argomenti che necessitano di un urgente risanamento c’è sicuramentre la pensione che a detta di studiosi del settore sarà più ridotta nonostante la vita media sarà più lunga. Una delle revisioni da fare consiste nel ritocco dei coefficienti per la trasformazione del capitale accumulato in pensione futura. Questo sarà sicuramente uno dei temi di maggior scontro tra governo e sindacati e si spera porterà ad un equo compromesso tra le parti. Giusto per farsi un’idea, un giovane che entra nel mondo del lavoro si vedrà ridotto il tasso di sotituzione (che misura il rapporto tra pensione ed ultima retribuzione percepita) di ben 12 punti, passando da una percentuale attuale di circa 75,4% ad una percentuale pari al 63,6%. Tali previsioni sono documentate e monitorate da Concultique (società che si occupa di analisi finanziaria) e da Epheso (azienda specializzata nel campo dell’informatica applicata) e scaturiranno dalla modifica dei criteri di calcolo pensionistico. Vista quindi la situazione si rende ancora più urgente l’approvazione della regolamentazione riguardante la previdenza integrativa, prevista appunto per l’inizio del prossimo anno. Infatti solo l’utilizzo della pensione integrativa può arginare almeno in parte la delicata situazione che graverà sulle prossime generazioni. […]

Leave a Reply