Economia Europea, salari e pensioni
Mentre il difficile percorso della legge finanziaria si avvia lentamente alla conclusione, non si può non rimanere colpiti dalla sua sostanziale inutilità in un’ottica di rilancio dell’economia.
Tutti i ministeri dell’economia d’Europa stanno contemplando, con la malinconia dell’impotenza, la grande frenata della crescita.
Basterebbe aumentare i salari, come si comincia a chiedere, non solo in Italia, da una parte crescente delle forze di sinistra, oppure legare di nuovo le pensioni ai salari? Quasi certamente no, e questo per due motivi. In primo luogo, i maggiori costi salariali porterebbero a minore competitività internazionale e quindi l’aumento dei consumi che così potrebbe realizzarsi sarebbe parallelo a un minor aumento delle esportazioni; in secondo luogo perché, nel mondo più globalizzato di oggi, una grande quota della nuova spesa per consumi sarebbe rivolta all’acquisto di prodotti stranieri. Un certo beneficio potrebbe derivare dalla detassazione degli aumenti salariali dei prossimi contratti, come richiesto da parte sindacale, probabilmente sostenibile dalle finanze pubbliche, ma non basterebbe certo a un rilancio importante.